Cantico sperma di giubilo in croce
ma dell'etereo non sghembo. Riparo
guerre e intestini mi fanno da foce
corrispondendo all'eretico avaro.

Tu, risonanza magnetica e oscura,
notte di fame, assordata malizia,
mostrati! In ceche ghirlande di abiura
sarò il tuo Hus e con dolce mestizia

ti porterò in salvo. Sogno tremante
che appare e scompagina a rate (sette)
di cui non posso mai esser garante,

nel cuore nero di misere ghette
in cui mi affondo. La nullatenenza
mi muove, di contro e in totemica udienza.