Il serpente
(D.H.Lawrence)
Un serpente venne alla mia vasca di pietra.
Un giorno di canicola, e io in pigiama nell'afa,
Per bere.
Dove l'ombra stranamente profumata del grande carrubo scuro era più fonda
Scesi i gradini con la mia brocca
E dovetti aspettare, dovetti sostare e aspettare, perché egli era lì alla vasca prima di me.
Si spenzolò giù da una crepa del muro di terra nell'ombra
E scivolò giù portando la giallo-bruna mollezza dal soffice ventre sopra l'orlo della vasca di pietra,
E posò la gola sul fondo di pietra,
E dove l'acqua era gocciolata dal rubinetto, in una piccola pozza chiara,
Prese a sorseggiare con la piccola bocca dritta,
Pian piano a bere traverso le gengive dritte colando l'acqua entro il lento corpo molle,
Silenziosamente.
Qualcuno era giunto prima di me alla mia vasca.
E io, da secondo arrivato, attendevo.
Egli levò il capo dal beveraggio, come fanno gli armenti,
E mi guardò vago, come fanno gli armenti che s'abbeverano,
E fece vibrare di tra le labbra la lingua bifida, e rifletté un momento,
E si chinò e bevve un altro poco,
Bruno come la zolla, dorato come la zolla, uscito dalla viscere infocate della terra
Nel giorno del luglio siciliano, con l'Etna che fumava.
La voce della mia civiltà mi disse
Che doveva essere ucciso,
Perché in Sicilia i serpenti tutti neri sono innocui, i dorati velenosi.
E voci dicevano in me: Se tu fossi un uomo
Prenderesti un bastone e gli spezzeresti la schiena, ora, e lo spacceresti.
Ma devo confessare quanto mi piacesse,
Quant'ero felice ch'egli fosse venuto come un ospite in tutta pace a bere nella mia vasca
E ritornarsene tranquillo, appagato e ingrato,
Entro le viscere infocate di quella terra?
Fu codardìa che io che io non osassi ucciderlo?
Fu perversione che io desiderassi di parlargli?
Fu umiltà sentirmi così onorato?
Mi sentivo così onorato.
E quelle voci, ancora:
Se non avessi paura, l'uccideresti!
E in verità avevo paura, tanta paura,
Ma onorato ancor più, tuttavia,
Ch'egli avesse cercato la mia ospitalità
Dalla porta oscura della terra segreta.
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San Kevin e il Merlo
San Kevin e il Merlo
(Seamus Heaney)
E poi c'era San Kevin e il merlo.
Il Santo è in ginocchio dentro la sua cella
a braccia tese ma la cella è stretta
Così deve sporgere il palmo irrigidito
come una trave maestra fuori dalla finestra,
quando il merlo vi si posa
per deporre e preparare il nido.
(Seamus Heaney)
E poi c'era San Kevin e il merlo.
Il Santo è in ginocchio dentro la sua cella
a braccia tese ma la cella è stretta
Così deve sporgere il palmo irrigidito
come una trave maestra fuori dalla finestra,
quando il merlo vi si posa
per deporre e preparare il nido.
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La Capra (U. Saba)
Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d'erba, bagnata
dalla pioggia, belava.
Quell'uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.
In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.
Da Il Canzoniere (1911)
Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d'erba, bagnata
dalla pioggia, belava.
Quell'uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.
In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.
Da Il Canzoniere (1911)
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Ah! La Natura non è sorda e muta;
se interrogo il lichène ed il macigno
essa parla del suo fine benigno...
Nata di sé medesima, assoluta,
unica verità non convenuta,
dinanzi a lei s'arresta il mio sogghigno.
Essa conforta di speranze buone
la giovinezza mia squallida e sola;
e l'achenio del cardo che s'invola,
la selce, l'orbettino, il macaone,
sono tutti per me come personae,
hanno tutti per me qualche parola...
(da G. Gozzano, "Pioggia d'agosto")
se interrogo il lichène ed il macigno
essa parla del suo fine benigno...
Nata di sé medesima, assoluta,
unica verità non convenuta,
dinanzi a lei s'arresta il mio sogghigno.
Essa conforta di speranze buone
la giovinezza mia squallida e sola;
e l'achenio del cardo che s'invola,
la selce, l'orbettino, il macaone,
sono tutti per me come personae,
hanno tutti per me qualche parola...
(da G. Gozzano, "Pioggia d'agosto")
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Die Neunte Elegie, R.M.Rilke
Ma perché, se è possibile trascorrere questo po'
d'esistenza
come alloro, il verde un po' più cupo
di tutto l'altro verde, le piccole onde ad ogni
margine di foglia (sorriso di brezza) - perché
costringersi all'umano e, evitando il Destino,
struggersi per il Destino?...
Oh, non perché ci sia felicità,
quest'affrettato godere di cosa che presto perderai.
Non per curiosità o per esercizio del cuore,
questo, anche nel lauro sarebbe ......
Ma perché, se è possibile trascorrere questo po'
d'esistenza
come alloro, il verde un po' più cupo
di tutto l'altro verde, le piccole onde ad ogni
margine di foglia (sorriso di brezza) - perché
costringersi all'umano e, evitando il Destino,
struggersi per il Destino?...
Oh, non perché ci sia felicità,
quest'affrettato godere di cosa che presto perderai.
Non per curiosità o per esercizio del cuore,
questo, anche nel lauro sarebbe ......
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