Dal sublime al pianto

 
Quando è di fronte alla natura, lo spirito, al contrario di quel che Kant vorrebbe, non si accorge tanto della propria superiorità quanto di avere dimensione naturale. Quest’attimo muove il soggetto dal sublime al pianto. Il ricordo della natura dà via libera alla consolazione che il soggetto trova nel porsi da sé: “La lacrima sgorga, la terra mi riacquista”. Qui l’io, spiritualmente, esce dalla prigionia di se stesso. Si accende un bagliore in quella libertà che la filosofia con colpevole errore riserva al contrario, alla tirannia del soggetto. La signoria che il soggetto impone alla natura imprigiona anche lui: la libertà dà segno di sé nella coscienza della somiglianza del soggetto con la natura.

(Th. W.  Adorno, Teoria estetica, Einaudi, Torino 1977, p. 460)