Aquila, 6 aprile 2009


In memoria del Prof. Guido Zingari






Potrei darti del "tu" adesso che
lo specchio del possibile si è infranto?
Adesso che
non ci sei più a portarci
rifiuti del pensiero
che puzzano di libertà e d'amore?
L'intruglio che doveva
andare di traverso
a quel Potere che si specchia eterno
sarà un concime fertile.
Il Bene lo inseguivi
sapendo seminarlo col pensiero.
Ma tutto in te era ossimoro:
un nomade su cattedra
nell'università del carnevale.
Già un tempo tu
avevi vinto il Nulla.
Il Male ti inseguiva
ma tu lo seminavi col pensiero.
La morte non ti ebbe
al primo appuntamento:
è giusto farsi un po' desiderare.
Doveva ancora attendere
- d'altronde lo fa sempre -
che tu non l'aspettassi per averti.
Mi piace immaginarti sempre lì,
l'amore che proteggi nel tuo abbraccio
dal crollo che
vi consegnò sorpresi
al lutto della Terra
che trema e tutti ingoia nel suo dramma.
Ammutolisce l'eco del frastuono
e il tempo in cui ho pianto la tua assenza.
Che tragica ironia
per un pensiero che
dell'instabilità si compiaceva!
Ti vedo già
sorridere sornione
di quello scherzo estremo
che gioca l'Ineffabile a chi azzarda
un canto che s'intoni alla sua danza.