L'estate
sale dall'asfalto
e mi alita dappresso.
Esala i suoi passanti
nel debole pulsare del suo coma.
L'anomìa di pontili
appesi alla noia,
di scorci
gettati nell'arsura
mi scruta.
E mi cancella, il sole,
che giudica impietoso la città,
già sovraesposta allo spasimo
che coni d'ombra nega
in cui resistere.
La verità
che senza sfumatura dice,
acceca,
e con lo sguardo uccide.