Cos’è il M5S, cosa può e cosa non può fare nella situazione politica italiana

 

Oltre le reazioni epidermiche e le analisi generiche e consolatorie

La recente vittoria alle amministrative di Roma e Torino del M5S necessita di una riflessione attenta sulla natura del movimento creato da Grillo e ciò che esso rappresenta nel panorama politico italiano. Non si può liquidare con una scrollata di spalle un fenomeno che catalizza il 40% del voto operaio e raggiunge percentuali del 70% in quartieri popolari, raccogliendo l’adesione di una fetta importante di popolo della sinistra: da dirigenti FIOM ad attivisti No TAV. Purtroppo per anni, invece di tentare un’analisi seria, sine ira et studio, del movimento, militanti ed elettori hanno pensato di poter semplicemente catalogare il fenomeno in concetti preconfezionati, dedicandogli battutine sarcastiche ed altri esorcismi assortiti[1]. Al riparo della propria superiorità intellettuale e culturale, il “populismo” diventa la comoda categoria entro cui racchiudere tutto ciò che non viene compreso e che pertanto spaventa, sigillandolo là in attesa che tempi migliori siano propizi a scenari politici più graditi. E tuttavia elettori e classi sociali non aspettano i nostri tempi e se mai un tempo nostro ci sarà, potrà nascere solo dall’attiva preparazione con cui ne predisponiamo la maturazione.
Così, ad ogni tornata elettorale il voto per il M5S diventa un grosso problema di coscienza per chi a sinistra vorrebbe trovare una propria rappresentanza politica e se non trova (più) una forza adeguatamente rappresentativa delle proprie istanze, fa fatica a dare il proprio contributo all’affermarsi elettorale di un movimento “anti-sistema” che sente come ambiguo, forse “di destra”, se non addirittura “pericoloso” per la democrazia. Questo dubbio assale ovviamente non chi si colloca nell’area del PD, né tantomeno chi si accontenta dell’identificazione rituale e consolatoria con micro-formazioni politiche di estrema sinistra che raggiungono lo 0,1%. Quindi il testo che segue non riguarda costoro ma coloro che al di fuori del recinto del PD vorrebbero una trasformazione, magari una rottura in senso progressivo del sistema italiano e sono abbastanza lungimiranti da sapere che ciò può avvenire solo in progresso di tempo e con il concorso di aggregazioni di forze sociali e politiche diverse. Il presente contributo cerca di capire, in modo ragionato e senza banalizzazioni, cosa è, cosa non è, cosa può e cosa non può fare il M5S in una prospettiva di questo tipo. Cercherò prima di analizzare gli aspetti del movimento che solitamente vengono criticati e che, a mio parere, vengono criticati in modo superficiale, erroneo e contraddittorio per poi passare ad una disamina di quelli che mi sembrano essere invece i suoi reali limiti. Solo a partire da qui mi pare si possa trarne una visione generale adeguata di ciò che sta accadendo nella politica italiana, degli scenari che si aprono e delle possibilità efficaci di intervento.
Anzitutto occorre sgomberare il campo da equivoci e semplificazioni giornalistiche. [...]