Contro l'accordo firmato dai sindacati per l'assegnazione dei docenti alle scuole



L'accordo appena firmato dalla FLC-CGIL, CISL Scuola, UIL e SNALS per l'"assegnazione dei docenti alle scuole" in relazione alla mobilità 2016 è vergognoso: insensato, iniquo e classista. Sbandierato dai sindacati come un modo per ovviare alla temuta "chiamata diretta" dei Dirigenti scolastici è un accordo che non solo non ottiene ciò che pretende di aver ottenuto ma addirittura peggiora la già precaria e difficile posizione dei docenti neoimmessi in ruolo ed apre la strada ad un peggioramento generalizzato della condizione lavorativa di tutti i docenti. In quanto poi viene difeso dalle sigle sindacali come una "vittoria" è un accordo doppiamente iniquo e si qualifica come un vero e proprio caso di tradimento delle aspettative e degli interessi dei lavoratori, ingannati proprio da coloro che dovrebbero difenderli. Mentre infatti viene lanciato un velleitario "referendum" contro la Buona Scuola renziana - di cui non è dato sapere quali effetti potrebbe mai avere nell'attuale assetto politico italiano - dall'altro lato si lavora alacremente a rendere operativi i peggiori aspetti di quella riforma, per di più spacciando la resa incondizionata al MIUR come una vittoria e sacrificando il destino dei lavoratori della conoscenza all'altare di una malintesa Realpolitik. E veniamo al merito dello sciagurato accordo.

L'accordo è insensato perché trasforma la chiamata diretta in una chiamata diretta mascherata attraverso il complicato meccanismo di assunzione previsto. Guidati dall'esclusivo scopo di poter affermare "abbiamo evitato la chiamata diretta", infatti, i sindacati si sono preoccupati solo di stabilire dei "criteri" guida per la scelta. In tal modo hanno stilato o aiutato a stilare una lista di tali criteri che di fatto ha messo loro e, soprattutto, noi lavoratori con le spalle al muro. Tali criteri sono infatti scelti non solo in modo arbitrario ma sono anche interamente discrezionali: ovvero si stabilisce solo che i DS debbano selezionare i criteri di scelta tra quelli indicati ma sono lasciati del tutto liberi di scegliere quali. Tra questi criteri le competenze disciplinari acquisite sul campo non solo rappresentano una minoranza, ma possono anche essere del tutto ignorati a favori di altre. Il che significa che la temuta "arbitrarietà" nella scelta da parte del DS non è stata affatto scongiurata. Secondo il ben noto malcostume che da sempre regna in Italia, ad es. nella chiamata da parte delle università, si tratterà semplicemente di scegliere i criteri adatti al candidato che si è già intenzionati a chiamare, cucirgli su misura la proposta di lavoro e poi selezionarlo (e questo senza citare il ruolo del "colloquio" - non menzionato nell'accordo ma sempre presente nella legge - non è stato affatto chiarito). L'accordo ha in questo modo reso soltanto più complicato il meccanismo previsto dalla legge 107, fornendogli una parvenza di "trasparenza" che è solo fumo negli occhi. Prepariamoci ora ad un'estate d'inferno per le segreterie, costrette a costruire mini-concorsi e mini-graduatorie per tutte le discipline coinvolte nell'assunzione dei neo-immessi in ruolo, e soprattutto per i poveri docenti che, non appena verranno a conoscenza dell'ambito di appartenenza, dovranno informarsi come potranno sulle richieste delle singole scuole sperando di poter corrispondere ai criteri selezionati da qualcuno dei DS. In che modo tutto questo costituisca un "superamento" della chiamata diretta non è dato sapere. In che modo invece questo coincida con un aggravio delle condizioni di lavoro dei singoli docenti (neoimmessi e non) è invece chiarissimo.

L'altro gravissimo errore presente nell'accordo riguarda infatti la modalità con cui si è preteso dare "oggettività" alle scelte dei DS. In un paese che ha vissuto per decenni la malattia cronica delle graduatorie immobili, infatti, non c'è peggiore scelta che quella di incentivare il mercato delle certificazioni "da punteggio", un mercimonio che si sperava di poter finalmente cancellare dal mondo della scuola e che invece ora troverà nuova spinta grazie a questo accordo folle. Il mondo della scuola è invece pieno di competenze acquisite sul campo, da docenti che proprio per la propria voglia di sapere e di fare hanno saputo negli anni arricchire il proprio bagaglio culturale al di là dei titoli che il MIUR poteva chiedere loro di volta in volta. Ora tutto questo bagaglio che è proprio dei docenti che più si impegnano di fatto nella scuola viene cancellato con un colpo di spugna dall'accordo appena firmato: perché ai sindacati importa di più togliere al DS il diritto di nomina e assegnarlo ad un pezzo di carta che salvaguardare il destino di migliaia di docenti che da questo accordo si vedono invece declassati a docenti di serie B. Così, il docente che sa benissimo l'inglese e che magari l'ha dimostrato in diversi concorsi ma che non ha mai avuto bisogno di ottenere una certificazione (ce ne sono anche di docenti di lingua, visto che prima bastava la laurea a certificare questa competenza) si vedrà scavalcato dal primo docente che possa sbandierare una certificazione anche minima. E così per tutte gli altri "titoli" che vengono ora strillati dai sindacati come garanzia di "oggettività e trasparenza" e che invece diventano, de facto, un modo per penalizzare chi "sa" e premiare chi "certifica".

Il tutto diventa una beffa crudele se si pensa che molti neo-immessi in ruolo hanno già subito un lungo destino di ingiustizie e un percorso che definire "ad ostacoli" è un eufemismo: docenti che hanno già insegnato per anni, spesso anche all'università, vinto concorsi, frequentato scuole di specializzazione e TFA che hanno già dovuto sopportare un anno di prova in cui venivano considerati l'ultima ruota del carro (si pensi allo scandalo dei "potenziatori" trattati come tappabuchi, considerati come nullafacenti, alle volte addirittura "umiliati" con l'assegnazione di compiti non adatti alle loro competenze ecc.) ora si vedono nuovamente cambiare le regole del gioco in corsa. Non è bastato il ricatto della scorsa estate che ha costretto molti a scegliere tra l'immissione in ruolo e la paventata cancellazione dalle graduatorie (per tacere di chi, vincitore di concorso, si è visto costretto a scegliere tra i due canali, con immediata cancellazione della posizione che aveva nell'altra graduatoria).

Ma se questa situazione è incresciosa e ingiusta per i neo-immessi in ruolo che si vedono nuovamente trattati come cavie sperimentali dai Sindacati e dal MIUR a poche settimane dalla sperata assegnazione alle singole scuole, meglio non va ai docenti già di ruolo che ora si vedono da questo accordo sottomessi alla medesima lotteria delle certificazioni. Soprattutto questa parte del corpo docente, quello che da più tempo lavora e si impegna ad ottenere competenze senza aver mai avuto bisogno di acquisire "titoli" subirà da questo accordo la conseguenza di trovarsi sprovvista di qualsiasi "merito" di fronte ad una legge che non avrà occhi che per la carta timbrata. E non c'è bisogno di dire che le certificazioni vengono profumatamente pagate dai docenti agli istituti preposti, trasformando sempre più la competenza in qualcosa che si acquista non l'impegno quotidiano e continuato sul campo ma col portafogli, magari comodamente seduti dietro ad un pc. Così l'accordo si qualifica anche e soprattutto come un accordo classista, che favorisce chi può permettersi economicamente un maggior numero di certificazioni e sfavorisce chi invece quelle certificazioni non può permettersele.

Se l'intento di FLC-CGIL, CISL Scuola, UIL e SNALS era quello di lottare contro la privatizzazione della Scuola si può così tranquillamente affermare che hanno messo un nuovo tassello nella direzione contraria. Speriamo che il tradimento di cui si sono macchiati nei confronti dei lavoratori tutti non passi sotto silenzio e che tesserati e simpatizzanti facciano sentire la loro voce.

NO all'accordo sull'assegnazione dei docenti alle scuole.
NO al mercimonio delle competenze.