Nove Tesi: Antispecismo storico e metafisico

1. L’antispecismo attuale (metafisico) e quello che di cui abbiamo bisogno (storico)

L’antispecismo metafisico, cioè l’antispecismo corrente e più diffuso, contrappone in modo astratto l’uomo all’animale, è astorico e considera l’essere umano solo come individuo. L’antispecismo storico invece considera concretamente e dialetticamente il rapporto uomo-animale e considera l’uomo essenzialmente come essere sociale.

2. La fallacia dell’antispecismo metafisico

L’antispecismo metafisico non fa che 1) guardare la storia dell’umanità dal punto di vista del dominio sugli animali; 2) trasformare questo concetto in una realtà oggettiva posta al di sopra della storia e delle diverse società umana finora esistite; quindi, 3) porre questo fantasma (“Lo Specismo”) come causa di tutte le violenze perpetrate sugli animali finora. In realtà, lo specismo – la convinzione propria del genere umano di essere qualcosa di altro e superiore agli altri animali e di poterne disporre a proprio piacimento – non è causa di niente ed è, semmai, effetto di qualcosa che gli antispecisti metafisici devono ancora spiegarci.

3. Come nasce la favola dell’antispecismo metafisico (Singer)

L’antispecismo metafisico è l’errore fondamentale e inemendabile di Singer: “Non dobbiamo ritenere queste pratiche aberrazioni isolate: infatti le possiamo interpretare correttamente solo se le consideriamo come manifestazioni dell’ideologia della nostra specie, vale a dire come l’atteggiamento che noi, animali dominanti, abbiamo verso altri animali” (Lib. an., p. 189).

L’uomo non è affatto in sé un animale dominante. La sua evidente debolezza fisica rispetto agli altri animali dice, anzi, palesemente il contrario. L’uomo diviene animale dominante e lo diviene solo come essere collettivo, sociale e non come “specie”.

4. Perché l’antispecismo deve essere storico

In che modo la coscienza specista giustifica (ma non produce) i diversi comportamenti specisti (allevare una certa specie di animali a scopo alimentare, usarne un’altra per il vestiario, sacrificarne un’altra ancora per esigenze rituali-religiose etc. etc.) è una questione che non può essere posta in generale ma riguarda la storia dell’uomo e solo qui può trovare una spiegazione vera. Invece la “breve storia dello specismo” abbozzata da Singer in Animal Liberation non è una storia reale, (cioè di individui che vivono in società concrete, con bisogni specifici etc.), ma una storia di “idee”. Singer cita alcuni pensatori che durante la storia hanno proposto questa o quella concezione dell’animale, come se la storia reale fosse fatta dai filosofi. Invece le teorie dei filosofi non fanno che rispecchiare un tipo di esistenza sociale (Aristotele, ad es., giustificava la schiavitù perché la società greca del suo tempo non poteva esistere senza schiavi etc.). È a partire dall’organizzazione della società umana che si comprende il costituirsi dello specismo e non il contrario!

5. Perché l’antispecismo storico non è relativista

Comprendere come le varie società umane e le diverse epoche hanno giustificato l’uso degli animali non significa dire che esistono tanti “specismi” quante società ed epoche si sono avvicendate nella storia (e quindi relativizzarne il concetto) ma al contrario trovare l’origine comune di essi nel modo in cui funziona la società umana reale.

6. L’antispecismo metafisico non riesce a comprendere il razzismo e il sessismo

L’antispecismo metafisico non ha alcun rapporto con il razzismo e il sessismo. O spiega lo specismo come “analogo” al razzismo e al sessismo (e quindi non spiega che rapporto c’è tra questi termini). Oppure considera lo specismo come concetto “più generale” del razzismo e del sessismo (e quindi commette la fallacia di cui al punto 2, considerando un concetto la causa di un evento reale). Oppure da una spiegazione pseudo-storica di questo tipo: lo specismo è causa del sessismo e del razzismo perché l’uomo prima soggioga gli animali, poi l’altro sesso, poi le altre razze (oppure: prima gli animali, poi le altre razze, poi l’altro sesso e così via). In realtà questa è un’altra favola che ha solo l’apparenza di una spiegazione storica.

7. L’antispecismo storico spiega il razzismo e il sessismo

L’evento storico che è alla base dello specismo, del sessismo e del razzismo è il sorgere della contrapposizione tra spirito e natura. Questa separazione dalla natura e la nascita dell’illusione di una realtà spirituale superiore alla natura sono alla base dello specismo, del sessismo e del razzismo. Di volta in volta l’uomo considera sé come rappresentante dello spirito e proietta sull’altro l’inferiorità della natura non-spirituale (gli animali, la donna, le altre “razze”).

8. L’antispecismo storico spiega l’uomo come essere sociale

Il dominio sulla natura è sempre giustificato in nome dello spirito. Ma esso è fondato sul dominio all’interno della società, sulla gerarchia sociale (dunque sulla violenza dell’uomo sull’uomo). L’autonomia dello spirito e la sua contrapposizione alla natura è possibile solo laddove alcuni vivono del lavoro degli altri e possono dedicarsi ad attività spirituali (dall’elaborazione di un sapere teologico al perfezionamento della scienza etc.). Questo processo comincia nell’oscurità della preistoria umana (quando l’uomo uccideva gli altri animali come un animale qualsiasi, senza dover giustificare la propria violenza) ma si perfeziona con le prime forme di società umana organizzate in senso gerarchico. Tutta la cultura umana è costruita sulla sofferenza dell’uomo, oltre che su quella degli animali.

9. L’antispecismo metafisico separa l’uomo e l’animale

L’antispecismo metafisico dice che l’uomo dovrebbe abbandonare lo specismo per il bene delle altre specie, perché lo specismo consiste nel perseguire l’interesse dell’uomo a scapito degli altri animali. In tal modo l’uomo continua ad essere separato e contrapposto alle altre specie. L’antispecismo storico insegna invece che la prima vittima dello specismo è l’uomo stesso e che esso deve porvi fine per liberare sé assieme a tutti gli altri animali.

(originariamente pubblicato su Rinascita Animalista il 20/03/05)