Il dominio

La storia umana, a partire al più tardi dalle prime società stanziali, si svolge in un circolo, poiché non sarebbe altro che il continuo perpetuarsi, sotto forme fenomeniche diverse, di determinati rapporti di dominio che strutturano queste società umane. Il dominio andrebbe inteso in modo essenzialmente triplice:
  1. Il dominio sulla natura, che si articola in
    (a) dominio sulla natura esterna all'uomo;
    (b) dominio sulla natura interna dell'uomo;
  2. Il dominio sull'uomo stesso, ovvero il dominio di classe;
  3. La divisione tra lavoro spirituale e lavoro materiale (tra lavoro intellettuale e fisico etc.)
Si può far risalire il dominio sulla natura esterna, appunto, al sorgere delle prime società stanziali che praticarono l'allevamento di animali e l'agricoltura. È qui che, fuoriscendo dall'universo di riproduzione semplice delle società nomadiche di raccolta e caccia, comincia ad esercitarsi un controllo sulle risorse naturali che assume la forma dell'asservimento dei cicli naturali ad un'istanza ad essa, in qualche modo, esterna. Ma il dominio sulla natura esterna non è scindibile da quello sulla natura interna all'uomo, ovvero al sorgere di un'istanza di controllo degli istinti e dei moti interiori: già la disciplina del lavoro imposta dal passaggio da un'economia di raccolta ad un'economia agricola è segno di una maggiore coercizione che l'uomo esercità su di sé. A questa trasformazione, per così dire, "economica", si accompagna una trasformazione "politica", cioè il gerarchizzarsi delle società umane, la nascita di strati sociali dediti ad attività non immediatamente volte alla riproduzione materiale (èlite politiche e religiose). La struttura del dominio è cioè essenzialmente circolare e a spirale: è vero che il dominio sulla natura ha reso possibile l'accumulo del "surplus sociale" necessario alla nascita della gerarchia politica e della schiavitù, ma è altresì vero che la divisione sociale del lavoro (tra sacerdoti e popolo prima, tra intellettuali e lavoratori poi) ha reso possibile l'elaborazione del sapere necessario ad un sempre più intenso sfruttamento della natura. Estraneazione dalla natura e dominio sulla natura fanno qui tutt'uno e ad essa corrisponde una struttura cognitiva dell'oggettività che è, per così dire, il portato logico-concettuale del dominio di classe. In quest'ottica, non esiste un "peccato originale", un atto di dominio originario e sovraordinato rispetto agli altri: dominio sugli animali, dominio di classe, coercizione al lavoro, spiritualizzazione ed estraneazione dalla natura etc. sono tutti fenomeni tra loro strettamente intrecciati.

(tratto da M. Maurizi, "L'animale dialettico: la critica del dominio nella scuola di Francoforte", in Liberazioni.org)